Prendersi cura dei rifugiati a Rodi durante il COVID-19: la testimonianza di P. John Luke

Prendersi cura dei rifugiati a Rodi durante il COVID-19: la testimonianza di P. John Luke

Padre John Luke Gregory, Vicario generale dell’arcidiocesi di Rodi e frate francescano della Custodia di Terra Santa, dal 2004 svolge il suo ministero tra i fedeli dell’isola greca, che costituiscono una comunità multietnica e internazionale

 

“I cattolici residenti sono pochi, ma viviamo in un contesto ortodosso e collaboriamo con la minoranza musulmana. Siamo una frontiera, un laboratorio di dialogo. Oggi, come un tempo, Rodi è un ponte tra mondi e culture. Il centro per rifugiati ospita persone provenienti dal Medio Oriente o dall’Africa, tutti fuggiti dalle loro terre non per un miglioramento economico, ma per paura. Questi rifugiati sono il volto di Cristo. Non potrei celebrare l’eucaristia e vivere la mia fede se non riconoscessi il Cristo nel volto del povero, se non accogliessi e non condividessi con loro quello che ho. La Custodia di Terra Santa, tramite la ONG Pro Terra Sancta, ha sostenuto questo centro dal 2015, finanziandolo per l’acquisto di cibo, vestiti, articoli per l’igiene personale. Anche la gente del posto e i turisti hanno dato generosamente una mano così come le comunità luterane che ospitiamo. Tutte quelle cose della vita quotidiana che diamo per scontate, per i rifugiati non lo sono affatto”.

Il Parroco di Rodi racconta, quindi, le difficoltà incontrate dalla comunità locale, e in particolare dai rifugiati durante la pandemia

 

“Quando è iniziata la pandemia, quasi immediatamente, la Grecia ha introdotto misure di lockdown. Inoltre, a settembre, una delle donne del centro ha dato alla luce un bambino nato morto in ospedale ed è anche risultata positiva al COVID. Il reparto maternità è stato chiuso e il personale messo in quarantena. Nel frattempo al centro altri otto rifugiati sono risultati positivi. Queste notizie sono state pubblicate sul giornale locale, aumentando così la paura di avvicinarsi ai rifugiati. Questo ha fatto sì che i rifugiati si sentissero soli e vulnerabili. Già vulnerabili prima del diffondersi del virus, si trovano ora a patire nuove sofferenze. Le parole inviate regolarmente dalla sezione Migranti e Rifugiati della Santa Sede tramite il bollettino “COVID-19: NESSUNO DEVE ESSERE DIMENTICATO!” ci hanno incoraggiato a fare il nostro dovere di cristiani, visitandoli e sostenendoli. Il poco che possiamo fare è applicare la cultura della fraternità e dell’amore per farci sentire vicini ai bisognosi”.

 

Da quando è iniziata l’emergenza, P. Luke li aiuta garantendo loro cibo, beni di prima necessità e giocattoli o libri da colorare per i bambini

 

“Durante l’isolamento ci siamo impegnati volentieri. Abbiamo preparato un secondo orto e all’estito un secondo pollaio, producendo il doppio dei prodotti siamo riusciti a consegnare frutta e ortaggi freschi ai rifugiati. All’inizio e alla fine del Ramadan abbiamo portato loro dolci e biscotti tradizionali, davvero molto apprezzati. Durante questo periodo, la presenza nella comunità di Rodi di due giovani fratelli gemelli, chierici francescani siriani, P. George Paolo e P. Johnny Jallouf ofm, ha portato molto sostegno e conforto a queste persone. Oltre ai bisogni materiali, un sorriso può fare molto.
E, come ci dice Papa Francesco: “il dialogo porta all’amicizia”.
Lo vediamo confermato nell’ultima enciclica
Fratelli Tutti. Dobbiamo guardare agli altri come sorelle e fratelli della stessa famiglia creata da Dio, a sua immagine. Siamo chiamati ad amare con un cuore aperto al mondo, a tutta l’umanità, specialmente a chi ha più bisogno”.

P.John Luke, ofm
Parroco di Rodi e Coo